Tullia Bresin e i ciechi. Un prezioso esempio di vita

28-01-2009 Messaggero Veneto

UDINE.
Nel pomeriggio freddo e piovoso del 21 gennaio in villa Masieri a Luseriacco di Tricesimo, dove due giorni prima si era spenta serenamente la dottoressa Tullia Bresin, si è tenuta una cerimonia strettamente privata per l’ultimo saluto a una leader storica dei ciechi del Friuli Venezia Giulia.
Laureata, insegnante, già presidente della sezione provinciale dell’Unione italiana ciechi di Pordenone, da lei fondata nel 1969, per lungo tempo fu anche presidente del consiglio regionale del sodalizio stesso. È stata più volte rappresentante italiana in seno a organismi internazionali dei ciechi. Da sempre priva della vista, pur essendo una persona bella e interessante, ha scelto di non formare una propria famiglia al fine di dedicarsi all’impegnativo ruolo imperniato sulla lotta civile per l’emancipazione dei deboli e degli emarginati. Una grande volontà di stare fra la gente ha sempre sorretto Tullia Bresin, dotata di grande energia spirituale. Infatti, attraverso la sua forza realizzatrice, riuscì a far assumere negli anni 70 quindici operai ciechi alla Rex, dopo aver convinto Lino Zanussi, il proprietario della fabbrica di elettrodomestici pordenonese. Fra le sue importanti iniziative basti ricordare il primo Convegno internazionale della Comunità europea sui problemi dei ciechi, svoltosi a Pordenone nell’autunno del 1972. Fu questo un incontro indimenticabile che coinvolse la città in un abbraccio tra i non vedenti stranieri e italiani, impegnati in uno scambio di idee sulle loro problematiche, affrontate in maniera diversa nei Paesi europei. Coloro che, come lo scrivente, hanno operato a fianco di Tullia Bresin sono convinti che lei è stata un prezioso esempio di vita per chi ha potuto trovare la forza di agire lavorando concretamente per il benessere di se stessi e degli altri.

Carino Tissino
presidente dell’Uici di Udine